”Elena-. Oh! se il mio sorriso potesse far la fortunata impressione che produce il vostro occhio minaccioso!
Ermia=. Io lo maledico, ed ei mi rende amore per maledizione.
Elena=Oh! se le mie preghiere potessero svegliare in lui egual tenerezza!Er. Più io l’odio, e più ei mi segue.
Elena=Più io l’amo, e più ei mi odia.
Ermia La sua folle passione, Elena, non è colpa mia.
Elena=No, è colpa della vostra beltà. Così fosse mio un tal fallo…”
In Sogno di una notte di mezz’estate di William Shakespeare, la geometria della commedia non si regge unicamente sulla simmetria delle coppie canoniche, quanto su un raffinato gioco di specchi sotterranei.
Svincolandosi dalle tradizionali corrispondenze, il testo svela un asse di simmetria molto più intimo e lacerante: l’amicizia viscerale e la successiva, feroce rivalità tra Ermia ed Elena.
Non si tratta semplicemente di due fanciulle innamorate, ma di due poli opposti e complementari dell’esperienza emotiva femminile, due archetipi psicologici che incarnano le diverse sfumature del desiderio, del coraggio e della fragilità giovanile.
Ermia : la forza del desiderio
Ermia incarna la giovinezza nella sua accezione più fiera, quella che possiede la grazia e l’intransigenza dei suoi anni.
Cresciuta all’ombra di un’autorità genitoriale che pretende di codificarne il destino, Ermia possiede una tempra che non accetta di piegarsi a logiche soffocanti.
La psicologia del rifiuto: La sua forza risiede in un’etica dell’amore assoluto.
È disposta a sfidare le convenzioni, a perdersi nella selva e a rischiare tutto pur di difendere il proprio libero arbitrio sentimentale.
Per Ermia nessuno può arrogarsi il diritto di scegliere chi amare: il sentimento è un atto di sovranità interiore.
L’azione: Caratterialmente attiva, istintiva, pronta a spezzare le catene.
Rappresenta il coraggio che si ribella a ogni forma di costrizione, dimostrando che la giovinezza sa trasformare l’ostacolo in un trampolino verso la propria libertà.
Elena: La sensibilità del dettaglio e l’attesa
All’opposto, Elena vive l’amore come un territorio di attesa, insicurezza e dolorosa microscopia emotiva.
La psicologia della fragilità: Elena è la fanciulla che osserva i dettagli, che si perde nelle piccole cose non dette, frenata dalla paura di esporsi.
È perdutamente innamorata di Demetrio, un uomo che la respinge perché ipnotizzato dagli occhi di un’altra.Il dubbio e la riconquista: La sua percezione è intrisa di una dolce e struggente malinconia.
Ma Shakespeare, attraverso il filtro beffardo della magia di Puck, gioca magistralmente con la sua psicologia:
Quando l’incantesimo svanisce e Demetrio torna a guardarla, ci si chiede se fosse davvero un sortilegio o se l’amore di Elena, silenzioso e tenace, fosse da sempre l’unico autentico approdo per lui.
La metamorfosi teatrale:
- Dal legame alla collisione grottesca
Quando la magia della selva scompiglia le carte, il conflitto latente esplode.
Le differenze strutturali tra le due amiche vengono portate all’estremo, trasformandosi in una disputa scenica esilarante, grottesca e profondamente umana.Sotto i fumi della confusione notturna, l’amore cessa di essere una forza lirica e diventa specchio della gelosia più cieca.
Anche le differenze fisiche (la statura minuta di Ermia contro l’altezza di Elena) diventano armi di un duello verbale memorabile, dove la commedia shakespeariana tocca vette di altissima comicità psicologica.
Conclusione:
- L’archetipo dell’amore giovanile
Prima ancora che una riflessione sui meccanismi del matrimonio o della società, quest’opera è un trattato universale sul sentimento amoroso nella sua fase nascente.
L’amore giovanile viene qui svelato in tutte le sue contraddizioni: è disperazione e forza, luce accecante e cammino faticoso, un’energia che vive innanzitutto dentro di noi prima di trovare un volto da abbracciare.
Ermia ed Elena ci ricordano che, indipendentemente dal ruolo che ci si trova a interpretare nella vita che si possegga la tempra indomita dell’una o la sensibilità vulnerabile dell’altra , la salvezza e il valore più grande risiedono nel sapersi tendere la mano.
Perché in quel legame speculare risiede il vero, autentico tesoro della giovinezza.
