Blog di sceneinmovimento
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The Odyssey

di Christopher Nolan❤️📸:

il capolavoro spaziale che mi ha rubato l’anima

Finalmente è uscito: l’attesa è durata tre anni, ma ne è valsa assolutamente la pena. Stasera vi parlo del mio film preferito del momento, The Odyssey di Christopher Nolan.

È un’opera spaziale e pazzesca che ti tiene incollata allo schermo dall’inizio alla fine. Hanno fatto delle differenze nette e precise rispetto alla letteratura originale, ma la genialità sta nell’aver reso la storia accessibile a tutti, molto più emotiva e capace di farci conoscere Ulisse nel suo lato più umano.

Nel film lo vedono come un eroe riflessivo, forse molto malinconico e depresso, e lo si percepisce chiaramente nel suo bisogno di inflettersi dolore per l’incapacità di essere riuscito a portare i suoi uomini a casa.

Pensate alla scena in cui sceglie volontariamente di restare ad ascoltare il canto delle sirene: quel canto aveva il suono esatto delle promesse che non è riuscito a mantenere.A proposito delle sirene, rappresentarle non era per niente facile. Se fossero andati sul banale con la classica coda da pesce a livello cinematografico sarebbe stato un disastro. Invece le hanno messe in lontananza, e vedi questi uomini che prendono e si buttano perché non resistono, neanche coprendosi le orecchie con la cera. E vedi Ulisse totalmente dilaniato da quel canto. Una scena pazzesca.

Mi sarei aspettata un po’ più di protagonismo da parte di Atena e resa come una sorta di voce della coscienza. Nel mito omerico la dea interviene in prima persona, scende in campo, consiglia e protegge fisicamente l’eroe; qui invece viene ridotta a un pensiero effimero, a un’essenza, lasciando agli uomini la possibilità di credere o non credere negli dèi.

Lo stesso vale per Poseidone: nel libro scatena tempeste ed è una presenza divina costante e vendicativa, mentre nel film il dio del mare non è fisicamente presente, ma la sua ombra si sente eccome.Poi c’è il viaggio nell’aldilà, consigliato dalla maga Circe: lei gli dice di fare un sacrificio nel regno dei morti perché lì incontrerà chi gli indicherà la strada.

Incontra Tiresia, interpretato da Stellan Skarsgård, che gli parla della profezia. Ma incontra anche Agamennone, che all’inizio viene rappresentato quasi come un dio, silenzioso prima della sua morte. Ulisse lo rincontra proprio per capire come procedere, e lì Agamennone gli racconta di essere stato ucciso. C’è anche Clitennestra: il dolore di questa moglie viene rappresentato in un modo fortissimo ed è bellissimo

Tra i momenti più forti ci sono quelli con Polifemo: nel poema di Omero il ciclope è un mostro gigantesco, brutale e privo di ragione che viene accecato con l’inganno; nel film, invece, non è il solito mostro banale con un occhio solo, ma un ciclope umanizzato e inquietante al massimo, la cui violenza nasce dalla solitudine e dalla paura.

E dopo arriva la maledizione.

E le donne? Penelope è un’immensa Anne Hathaway, non saprei cos’altro aggiungere. In questo tipo di storie di solito hanno pochissima presenza, ma qui ognuna di loro viene rappresentata da un punto di vista emozionale ed evocativo, non come oggetto, e guidano Ulisse.

C’è Elena: tralasciando l’unica polemica totalmente inutile sul fatto che sia di colore (è un’attrice bellissima e bravissima), quel poco che c’è la rende unica, perché non è rappresentata solo per la sua bellezza ma attraverso il suo dolore. E poi ho amato Calipso, che lo soccorre e lo guida in un ruolo centrale davvero pazzesco

Per non parlare della scena di Argo: lacrime assicurate, rappresentata in una maniera così umile come solo la fedeltà di un animale può essere.

L’ambientazione:

-Nel poema omerico ci troviamo nel Mar Mediterraneo dell’età antica, tra isole e rotte marittime reali seppur mitologiche; nel film l’intera Odissea è stata trasposta in una vasta, ostile e affascinante ambientazione spaziale e fantascientifica.

La psicologia di Ulisse:

Nella letteratura Omero descrive un eroe astuto (polytropos), pragmatico, furbo e calcolatore; nel film abbiamo un Ulisse profondamente riflessivo, malinconico, depresso, segnato da forti traumi psicologici e dai sensi di colpa per i compagni persi.Il ruolo degli dèi:

Nel testo originale le divinità (Atena, Poseidone, Zeus) sono personaggi attivi che camminano tra gli uomini, litigano e intervengono fisicamente;

nel film diventano pura essenza, voci interiori o forze naturali percepite solo attraverso il dubbio e la coscienza umana.

La natura dei mostri:

-Nel libro le creature come Polifemo o le sirene sono mostri mitologici favolosi e unidirezionali; nel film Polifemo è profondamente umanizzato nella sua solitudine e le sirene sono una minaccia psicologica legata ai rimorsi e ai traumi interiori.Io l’ho amato alla follia. Voi lo avete visto?